La nuova normalità per il popolo iraniano: risposta su scala di popolazione all'interruzione delle comunicazioni a livello statale
15/05/2018 - 17 min di lettura
Aggiornato: 26/09/2021
Osservazioni principali
Il 28 dicembre 2017 sono scoppiate proteste nella città nord-orientale di Mashhad; manifestazioni minori si sono verificate anche nelle vicine città di Neyshabur e Kashmar. Inizialmente nate per chiedere soluzioni ai disagi economici, le proteste hanno poi affrontato questioni sociali come la corruzione, la presidenza di Hassan Rouhani e il coinvolgimento dell'Iran nei conflitti esteri. Alcuni manifestanti hanno persino criticato apertamente la Guida Suprema Ali Khamenei. Nei giorni seguenti il movimento si è diffuso in tutto l'Iran, con manifestazioni in quasi tutte le province. Le proteste hanno avuto luogo in molte città minori e hanno coinvolto numerosi iraniani non affiliati, né formalmente né in passato, ad alcun gruppo organizzato di opposizione. Inoltre, le manifestazioni si sono verificate quotidianamente nella capitale Teheran fino al 9 gennaio 2018.
In risposta alle dimostrazioni a livello nazionale, il governo iraniano e il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) hanno risposto con la forza, sia fisicamente che virtualmente. Tuttavia, trattandosi di un movimento prevalentemente rurale, è probabile che le forze dell'IRGC abbiano trovato più difficoltà a contenere fisicamente le proteste e che il governo iraniano sia ricorso al blocco di Internet e delle applicazioni per sedare le manifestazioni. Ciononostante, diversi manifestanti sono stati arrestati e, in alcune città, sono stati utilizzati gas lacrimogeni, idranti e altre tattiche per disperdere la folla.12 A tre giorni dall'inizio delle proteste, il 31 dicembre, il governo iraniano ha bloccato l'accesso sia a Telegram che a Instagram, rispettivamente le piattaforme di messaggistica e di social media più popolari del Paese. Grazie a Psiphon e ad altre tecnologie di elusione della censura, gli iraniani sono riusciti a connettersi e a mantenere attiva la condivisione di informazioni attraverso questi siti.
I motivi dietro le proteste

In un sondaggio condotto tra gli attivisti iraniani dalla piattaforma di condivisione di link Balatarin, i partecipanti hanno indicato i problemi economici e la corruzione come le cause principali alla base delle proteste. Inoltre, l'inflazione crescente e il costo della vita si sono rivelati la priorità più sentita per le famiglie iraniane, seguiti dai diritti dei cittadini. Queste preoccupazioni si riflettevano negli slogan dei manifestanti: "Se l'appropriazione indebita diminuisce, i nostri problemi saranno risolti!", "Scendete in piazza concittadini, gridate ed esigete i vostri diritti!" e "I giovani sono disoccupati [mentre] i mullah siedono dietro una scrivania!"5.

All'inizio di dicembre, il presidente Rouhani ha presentato la sua proposta di bilancio, promettendo un alleggerimento delle pressioni economiche, inclusi l'aumento dell'occupazione e il controllo dell'inflazione. Questa legge di bilancio, relativamente conservatrice, è passata all'approvazione del Majlis il 14 dicembre. Nel mese di dicembre, sulla rete Psiphon è stato riscontrato un incremento sostanziale nell'utilizzo dei social media da parte degli iraniani nei giorni precedenti alle proteste. Il 19 dicembre l'utilizzo è triplicato, passando da una media di 2 terabyte (TB) a 6TB. Il 30 dicembre l'utilizzo è triplicato di nuovo, raggiungendo i 18TB. È possibile che questa crescita fosse un segnale dei disordini imminenti, poiché sempre più iraniani ricorrevano ai social media per esprimere il proprio malcontento, prima di scendere definitivamente in piazza.

Il regime di censura in Iran
La censura dei contenuti online all'interno dell'Iran è istituzionalizzata ai più alti livelli governativi. Nel marzo 2012, la Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha autorizzato la creazione del Consiglio supremo del cyberspazio (SCC), composto da 17 membri provenienti da varie istituzioni governative oltre ad altri 10 membri nominati direttamente da Khamenei. È diventato l'organismo centrale per l'attuazione e il mantenimento delle politiche relative alla censura dei contenuti online all'interno dell'Iran.7 Alla sua nascita, Khamenei chiese all'allora presidente Ahmadinejad di presiedere il Consiglio8, anche se le riforme del 2015 hanno trasferito l'autorità alla Guida Suprema9 e consolidato i poteri decisionali dei preesistenti Alto consiglio per l'informatica, Consiglio supremo dell'informazione e Consiglio supremo di sicurezza nazionale per lo scambio di informazioni (AFTA) sotto l'esclusiva giurisdizione dell'SCC.10
Tutti i fornitori di servizi internet (ISP) iraniani operano sotto la giurisdizione dell'Autorità di regolamentazione delle comunicazioni dell'Iran (CRA), responsabile delle licenze di telecomunicazione e dell'applicazione delle politiche di censura delineate dal Comitato per la determinazione dei contenuti offensivi sotto l'egida dell'esecutivo. Essa sovrintende all'implementazione delle misure tecniche di censura a supporto delle iniziative dell'SCC. Tali interventi includono:

La risposta dei censori alle proteste

Il 30 dicembre, il ministro iraniano delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione Mohammad-Javad Azari Jahromi ha pubblicato un tweet chiedendo al fondatore di Telegram Pavel Durov la rimozione del canale Telegram @amadnews. Telegram ha accolto la richiesta, chiudendo il canale per via del linguaggio violento utilizzato. È importante notare che Twitter è una piattaforma bloccata in Iran, sebbene Jahromi abbia chiesto che venga resa accessibile a tutti gli iraniani. Non è insolito che i funzionari iraniani utilizzino questa piattaforma social vietata; tuttavia, è particolarmente interessante che, in questo caso, sia stata usata per comunicare pubblicamente richieste di rimozione di contenuti su una celebre applicazione pesantemente monitorata, seppur ancora consentita, dal governo. Telegram ha rifiutato di soddisfare ulteriori richieste di rimozione di contenuti, spiegando che i canali stavano in realtà semplicemente impiegando la piattaforma per una protesta pacifica. Per questo motivo, il 31 dicembre il governo iraniano ha ordinato agli ISP nazionali di bloccare il traffico verso l'app e l'interfaccia web di Telegram.14 Lo stesso giorno è stato bloccato anche Instagram, una popolare applicazione per la condivisione di foto e video. Il blocco su Instagram è durato fino al 6 gennaio, mentre quello su Telegram è proseguito fino al 13 gennaio.

Comportamento degli utenti iraniani e dati analitici
Psiphon si è impegnata per offrire agli utenti molteplici modi di utilizzare il proprio software, sia su dispositivi mobili che su computer desktop. Esistono tre canali principali per scaricare Psiphon: Google Play Store, l'App Store di Apple e i risponditori automatici via email. Il 1° gennaio i download hanno raggiunto il picco con:
- 766.235 tramite Google Play
- 458.768 tramite App Store
- 82.280 tramite risponditori automatici
Google Play indicava Psiphon come l'app più scaricata in Iran durante le proteste, mentre gli strumenti concorrenti salivano e scendevano nelle classifiche rivelandosi inefficaci per gli utenti. Le applicazioni di altri strumenti di elusione, come VPN e Lantern (un software peer-to-peer impiegato per superare la censura), hanno registrato fluttuazioni nelle classifiche via via che gli utenti riscontravano connessioni lente o inaffidabili tramite queste app, come testimoniato su Twitter. Psiphon è rimasta l'applicazione numero uno in Iran su Google Play per oltre due settimane. Psiphon non solo ha registrato una crescita costante di utenti, ma questo incremento ha avuto una portata decisamente maggiore rispetto ad altri strumenti. Le statistiche di Tor hanno evidenziato una tendenza analoga di maggior utilizzo, con un'impennata durante le proteste. Tuttavia, tale incremento ha raggiunto un picco di poco inferiore a 12.500 connessioni giornaliere, mentre la rete di Psiphon ha supportato 287.925.106 connessioni solo nella giornata del 2 gennaio.15
I nuovi utenti non si sono limitati a scaricare l'app, ma i dati di traffico mostrano che la utilizzavano attivamente. Nel corso delle proteste, Psiphon ha aggiunto 22,2 milioni di nuovi utenti alla rete. Il trasferimento dati durante il periodo delle manifestazioni ha toccato i 61 megabyte (MB) per utente al giorno nel punto più basso. Il potenziamento d'emergenza della rete ha permesso all'infrastruttura di Psiphon di trasferire una media di 124MB per utente al giorno. Come metro di paragone, se un cittadino statunitense che paga 35 dollari al mese per un piano mensile da 2 gigabyte (GB) con Verizon distribuisse il proprio utilizzo dati in modo uniforme durante il mese, potrebbe consumare al massimo 66MB al giorno. Inoltre, il piano dati mobile medio a livello globale è di 4GB al mese, pari a 133 MB al giorno. Durante l'intero periodo delle proteste, la nostra rete ha trasferito 19,54 petabyte (PB), equivalenti alla quantità di dati elaborata da Google in tutto il mondo ogni giorno. Psiphon ha registrato un picco di trasferimento dati il 9 gennaio pari a 1,445PB, ovvero lo stesso volume di dati rappresentato da tutte le 10 miliardi di foto presenti su Facebook.

Complessivamente, un volume impressionante di dati è transitato sulla rete Psiphon in risposta alle proteste e ai blocchi. Il successo e la scalabilità della rete Psiphon durante i picchi di blocco possono essere attribuiti alla sua infrastruttura eterogenea, alle molteplici collaborazioni e a una forte attenzione alla ricerca e allo sviluppo innovativi. Integrando protocolli di elusione come Refraction Networking e MEEK, la rete di Psiphon è diventata più ridondante, resiliente e ha aumentato la propria capacità di gestione dei picchi di traffico.

La "nuova normalità" di Psiphon in Iran

Psiphon si è ora adattata a una "nuova normalità" in Iran. Parte integrante di questa nuova realtà è il notevole incremento del volume di dati trasferiti sulla rete di Psiphon solo verso le piattaforme di social media. Ciò è riscontrabile nel grafico a sinistra, il quale mostra che, in media, oltre 16TB di traffico social transitano sulla rete Psiphon. Questo volume include le principali piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram.
La prevalenza in questo grafico del servizio di condivisione video iraniano Aparat, in particolare rispetto a YouTube, può essere indicativa delle future minacce alla libertà di Internet in Iran. Per poter pubblicare contenuti su Aparat, gli utenti devono collegare la propria reale identità a un account registrato. Ciò rientra nella più ampia iniziativa del governo iraniano di realizzare una "rete halal", denominata formalmente Rete d'informazione nazionale (NIN).
Questa nuova normalità include anche potenziali interruzioni, sia tecniche che politiche, a cui vanno incontro gli utenti iraniani. Nei primi giorni di febbraio, gli iraniani sono scesi di nuovo in piazza in una serie di scioperi e manifestazioni contro mesi di stipendi non pagati dai datori di lavoro. Questi scioperi hanno interessato vari settori, tra cui gli autisti di autobus e i ferrovieri. Questa mobilitazione si è riflessa sulla rete di Psiphon con un picco di utenti il 5 febbraio, passando da una media di 3 milioni di utenti unici giornalieri a 4 milioni. Nei periodi di instabilità politica, Psiphon è diventata lo strumento di riferimento per eludere la censura per molti iraniani.

Psiphon si è ora adattata a una "nuova normalità" in Iran. Parte integrante di questa nuova realtà è il notevole incremento del volume di dati trasferiti sulla rete di Psiphon solo verso le piattaforme di social media. Ciò è riscontrabile nel grafico a sinistra, il quale mostra che, in media, oltre 16TB di traffico social transitano sulla rete Psiphon. Questo volume include le principali piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram.
La prevalenza in questo grafico del servizio di condivisione video iraniano Aparat, in particolare rispetto a YouTube, può essere indicativa delle future minacce alla libertà di Internet in Iran. Per poter pubblicare contenuti su Aparat, gli utenti devono collegare la propria reale identità a un account registrato. Ciò rientra nella più ampia iniziativa del governo iraniano di realizzare una "rete halal", denominata formalmente Rete d'informazione nazionale (NIN).
Questa nuova normalità include anche potenziali interruzioni, sia tecniche che politiche, a cui vanno incontro gli utenti iraniani. Nei primi giorni di febbraio, gli iraniani sono scesi di nuovo in piazza in una serie di scioperi e manifestazioni contro mesi di stipendi non pagati dai datori di lavoro. Questi scioperi hanno interessato vari settori, tra cui gli autisti di autobus e i ferrovieri. Questa mobilitazione si è riflessa sulla rete di Psiphon con un picco di utenti il 5 febbraio, passando da una media di 3 milioni di utenti unici giornalieri a 4 milioni. Nei periodi di instabilità politica, Psiphon è diventata lo strumento di riferimento per eludere la censura per molti iraniani.

Ciò vale anche per i disservizi di natura tecnica. Il 20 febbraio, gli utenti in Medio Oriente e in Europa non sono riusciti ad accedere a Telegram. Quel giorno, la rete Psiphon ha registrato un'impennata significativa di traffico proveniente dall'Iran, con oltre 3 milioni di connessioni effettuate. Sospettando un atto di censura, gli utenti iraniani si sono riversati su Psiphon per testare la connessione a Telegram. Tramite Psiphon hanno potuto appurare che si trattava di un problema tecnico nei servizi di Telegram, anziché di un blocco imposto dal governo iraniano. Questi episodi dimostrano come Psiphon sia uno strumento affidabile nei momenti in cui l'accesso a Internet non è garantito.
La continua battaglia su Telegram
Telegram continua a essere nel mirino del regime iraniano e il governo si è mosso per bloccarlo in via definitiva. Il 30 aprile, dopo averne vietato l'utilizzo ai funzionari statali, la magistratura iraniana ha emesso un'ordinanza con cui imponeva a tutti gli ISP iraniani di procedere al blocco di Telegram, con effetto immediato.16 Gli iraniani sono stati incoraggiati a utilizzare applicazioni di comunicazione nazionali, che generalmente vengono evitate poiché notoriamente soggette a stretto controllo e sorveglianza da parte delle autorità. Il 7 maggio, sei avvocati hanno presentato un ricorso al Tribunale per i dipendenti statali in Iran chiedendo la revoca del divieto su Telegram, in un'inedita azione legale contro il governo iraniano.
Il 26 aprile, Psiphon è stata contattata dagli sviluppatori di TelegramDR con una richiesta di supporto per l'integrazione e la gestione del traffico di rete per l'app Telegram Digital Resistance. In previsione del tanto minacciato blocco di Telegram, il team di sviluppo e le risorse esterne di Psiphon si sono attivati per rispettare la scadenza del 30 aprile e offrire ai cittadini iraniani uno strumento efficace per comunicare in sicurezza. Il 1° maggio, in risposta diretta all'evento di blocco, TelegramDR è stata pubblicata su Google Play. Dal momento del rilascio, oltre 700.000 iraniani fanno affidamento su TelegramDR, generando oltre 5TB di traffico al giorno: una dimostrazione tangibile che l'inasprimento dei blocchi sui servizi internet incontrerà sempre tecniche di elusione innovative.
Conclusione
Dall'Onda Verde del 2009, la penetrazione del web e della telefonia mobile tra i cittadini iraniani è cresciuta vertiginosamente. Di fatto, è più che raddoppiata. Nel 2016 gli utenti di Internet rappresentavano oltre la metà della popolazione iraniana, mentre nel 2009 erano poco meno del 14%.17 L'accesso a Internet è diventato più capillare e la qualità è notevolmente migliorata. Di conseguenza, gli iraniani dipendono sempre più dalle piattaforme basate su Internet per qualsiasi necessità, dai servizi finanziari alle attività commerciali. Inoltre, l'influenza dei social media nel Paese è aumentata rapidamente. Molte imprese e testate giornalistiche si affidano ai social network per interagire con i propri clienti. Inoltre, i social media stanno gradualmente diventando il canale di comunicazione preferito tra gli iraniani. Ciò è stato riscontrato sulla rete Psiphon con un volume di byte trasferiti verso i siti di social media mai registrato prima. Come menzionato in precedenza, dal periodo precedente alle proteste e all'evento di blocco fino alla fine delle manifestazioni, Psiphon ha acquisito 22,2 milioni di nuovi utenti. Ciò ha comportato un incremento di un milione di utenti medi giornalieri: prima del blocco Psiphon supportava mediamente due milioni di utenti al giorno in Iran e oggi ne supporta circa tre milioni al giorno.Psiphon continua a operare secondo questa nuova normalità e deve essere preparata ad aumentare ulteriormente la propria capacità in caso di un nuovo evento di blocco. Tuttavia, qualsiasi strumento di elusione comporta costi operativi considerevoli. Per fornire connessioni affidabili agli utenti in Iran, gli strumenti di elusione come Psiphon necessitano di un sostegno continuo. Inoltre, senza l'accesso a questi strumenti, gli iraniani potrebbero essere costretti a migrare verso piattaforme social nazionali sostenute e controllate dal governo. Al fine di mantenere il sostegno alla libertà di Internet, i modelli di programma e di finanziamento esistenti potrebbero richiedere una riorganizzazione. L'ideale sarebbe ottenere un supporto più esteso da parte delle principali piattaforme di social media, dal momento che i loro contenuti vengono veicolati da organizzazioni molto più piccole e meno finanziate. Saranno inoltre necessari maggiori investimenti in tecnologie capaci di distribuire contenuti, ampliare la gamma dei servizi, fornire una capacità potenziata e garantire l'adattamento. Con il governo iraniano impegnato a investire risorse nello sviluppo della propria NIN, la comunità a favore della libertà di Internet dovrà costantemente migliorare e potenziare le proprie capacità.
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A cura di: Ariel Leuthard e Jacob Klein
1 “More Students Arrested in Iran as
Protests Continue”,
Radio Farda, 2 gennaio 2018.
2 Associated Press, “At least 9 killed in Iran overnight as
protesters, security forces clash”, recuperato da Politico, 2 gennaio 2018.
3 “Iran’s Economic Outlook”, Banca Mondiale, 11 ottobre 2017.
4 “Iran’s Economic
Outlook”, Banca Mondiale, 11
ottobre 2017.
5 Saidi, Mike, “Iranian Anti-Regime Protests and
Security Flaws: A Dataset”, Critical Threats Project, American Enterprise Institute, 12 gennaio
2018.
6 “Iran’s Rouhani submits conservative
2018 budget as US tensions overshadow economy”, Reuters, 10 dicembre 2017.
7 “Country Profile:
Iran”, Freedom on the Net 2017, Freedom House, 2017.
8 “Iran’s supreme leader calls for new
internet oversight committee”, Los Angeles Times, 7 marzo 2012.
9 “Khamenei consolidates power over
Internet policy in hardline council he controls”, Center for Human Rights in Iran, 14
settembre 2015.
10 “Country Profile: Iran”, Freedom
on the Net 2017, Freedom House, 2017.
11 Questo fenomeno è stato segnalato per le connessioni ai
servizi Google come Gmail, nonché per il traffico su protocolli specifici
tra cui HTTPS, SSH e tunnel VPN.
12 Simurgh Aryan, Homa Aryan e J. Alex Halderman, “Internet Censorship in
Iran: A First Look”,,
presentato nell'ambito del 3rd USENIX Workshop on Free and Open Communications on
the Internet”, 2013.
13 “Country Profile: Iran”, Freedom
on the Net 2017, Freedom House, 2017.
14 Durov, Pavel, post su Telegram,
31 dicembre 2017.
15 “Directly connecting
users from Iran”, Tor
Project, consultato a febbraio 2018.
16 Parisa Hafezi, “Iran’s judiciary bans
use of Telegram messaging app: state TV”, Reuters, 30 aprile 2018.
17 Banca Mondiale, “World
Development Indicators Dataset: Iran”, recuperato a marzo 2018.